Terremoti, la prevenzione in Puglia 0

La recente tragedia de l’Aquila ha posto ancora una volta l’attenzione sulle tante zone a rischio sismico d’Italia; spesso tendiamo a non ricordare quante sono le città che rischiano di vivere una esperienza terribile come quella di un terremoto, ma eventi di eccezionale gravità, come quello abruzzese, ci costringono nostro malgrado a riflettere.
La Puglia purtroppo rientra nel novero delle località a rischio sismico e, cosa decisamente grave, è praticamente impossibile quantificare il rischio che l’intera regione corre e diviene quindi anche difficoltoso fare prevenzione e pianificare un piano di reazione alle emergenze.
Quello che manca sono gli strumenti per effettuare un continuo monitoraggio del territorio; gli unici sismografi sono collocati nella zona della Capitanata e si tratta di apparecchiature ormai obsolete e insufficienti al controllo dell’intero territorio. Solo cinque sismografici dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia a cui è affidato il compito, impossibile, di vegliare sul sonno della popolazione pugliese.
Da uno studio accurato, svolto dall’Università di Barcellona e dall’Istituto Geodinamico ateniese è risultato che per monitorare in maniera adeguata tutto il territorio della regione sarebbe necessaria una dislocazione di un sismografo per 500 km2. Un dato lontano anni luce dalla situazione attuale ma che si potrebbe ottenere con una spesa relativamente esigua. Un progetto per la realizzazione di una vera rete di sismografi in tutta la regione è stato studiato dai professori Piero Dellino, Mariano Loddo, Agata Siniscalchi e Luigi La Volpe.
Il finanziamento del progetto è stato sottoposto alla Comunità Europea e la stessa proposta verrà fatta a breve alla Regione Puglia; in fondo la spesa ammonterebbe a circa 1 milione di euro, se ne spendono molti di più per cose più futili e che non riguardano la vita di centinaia di migliaia di persone.









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